Questo è un articolo di protesta. Protesta contro il denaro che sta rovinando ciò che dovrebbe rappresentare il fior fiore dell’automobilismo mondiale: la Formula Uno. Certo, considerando la visibilità di questo campionato, esso rimane il più ambito da ogni pilota e il più seguito dagli appassionati delle quattro ruote, ma simboleggia ancora il puro amore per la velocità e le corse?

In una dichiarazione di ieri 26 giugno 2013, Bernie Ecclestone ha dichiarato: “È possibile che l’Europa perda un paio di corse a favore dei mercati emergenti. Se dovessimo rinunciare a Monza, e dico se, perché nessuna decisione è stata ancora presa, sarebbe solo per motivi economici. Certo, la qualità del circuito e l’organizzazione potrebbero essere migliori, ma – ripeto – non è quello il punto cruciale”. Monza è uno dei pochi circuiti storici che ancora sopravvive in un calendario costellato da piste costruite in Paesi emergenti che, per avere visibilità in ambito internazionale, sono in grado di versare agevolmente grandi quantitativi di tasse (circa 30 milioni ogni anno) al Circus: questo danneggia inevitabilmente i circuiti tradizionali, che basano le proprie entrate solamente sui proventi dei biglietti ( si noti l’aumento di 20€ in quattro anni di un semplice biglietto “Prato” al circuito di Monza). Purtroppo i tifosi che accorrono ai GP sono in continua diminuzione in gran parte dei circuiti, come ad esempio a Spa Francorchamps, un altro immancabile appuntamento del Mondiale che, non riuscendo a versare le tasse annuali ad Ecclestone, sta pensando di alternare la propria corsa a quella di altri circuiti, come il Nurburgring. Ad oggi le tasse versate rappresentano la più lucrosa fonte di denaro di questo business, con circa 567.5 milioni di dollari, seguiti dai 470m di dollari provenienti dai diritti televisivi, dai 243 derivanti dalle pubblicità su pista, dai 153.5 per l’hospitality, 90 dagli sponsor e 62 da altre fonti. La maggior parte di questo denaro ritorna alle prime dieci squadre classificate in campionato *E* alla Ferrari, in quanto partecipante più longeva del campionato.

Le tasse hanno aumentato vertiginosamente le rendite dei team, che tra il 2001 e il 2010 sono passati dal ricevere circa $164.8m a $658m, grazie all’entrata di nuovi circuiti e, dato il tetto limite delle corse posto a 20 GP in seguito al Patto della Concordia, dalla sostituzione di quelli tradizionali con altri anonimi ma altamente redditizi.

Certo sarebbe utopico immaginare una Formula 1 completamente libera da questioni di budget, ma negli ultimi anni la questione è degenerata fino ad influenzare i gran premi stessi, dal momento che, sempre in numero maggiore, le squadre orientano la scelta dei propri piloti non tanto in base al talento, quanto agli sponsor che li accompagnano. Qui viene riportata una lista con alcuni piloti ed i rispettivi sponsor:
Fernando Alonso – Banca Santander;
Sergio Perez – Telmex, la più grande compagnia telefonica del Sud America, posseduta da Carlos Slim, l’uomo più ricco del mondo;
Romain Grosjean – Total S.A.;
Esteban Gutierrez – Telmex;
Pastor Maldonado – PDVSA (abbreviazione di Petróleos de Venezuela S.A.), la compagnia di benzina del Venezuela. Inoltre egli, come lo era stato Petrov da Putin, è supportato da Ugo Chavez;
Susie Wolff (test driver) – sposata con Toto Wolff, imprenditore che possiede il 16% degli shares delle squadre;
Max Chilton – Suo padre possiede la Carlin Motorsport, che compete in GP2;
Charles Pic – Sua madre gestisce la più grande ditta di trasporti della Total in Francia;
Giedo Van Der Garde – McGregor Fashion Group B.V., società tedesca di abbigliamento.

Se per i top team questi sponsor rappresentano una semplice agevolazione per i propri profitti, per i nuovi team (Marussia e Catherham) e quelli in crisi, come la Williams, essi sono di importanza vitale anche solo per l’introduzione di nuove componenti sulla monoposto: per questo motivo, avvantaggiando piloti paganti e che vantano parentele note (ricordiamo il caso di Piquet Junior), talenti che si distinguono anche vincendo campionati del calibro della GP2 vengono trascurati: questa pecca colpisce soprattutto i nostri italiani, come Mortara, Filippi e Valsecchi che, malgrado le eccellenti performance in GP2, non hanno -ancora, incrociando le dita per Davide- trovato un sedile in F1.

L’influenza eccessiva che sta avendo il denaro sulla Formula Uno si riflette anche sugli appassionati, che oltre a dover pagare prezzi esorbitanti per assistere dal vivo ad un GP, vengono ostacolati anche nella visione da casa degli stessi: dal momento che per la maggior parte delle TV nazionali è troppo costoso coprire un intero mondiale di F1, a causa dei costi proibitivi imposti da Ecclestone, che possiede la FOM, la struttura televisiva che copre le riprese del Mondiale, la loro trasmissione sta passando ad emittenti a pagamento, come Sky: parlando dei Paesi in cui questo sport è più seguito, se in Italia e Regno Unito rimangono ancora alcuni Gran Premi in chiaro, in Francia da quest’anno la totalità delle corse è trasmessa da Canal+, a pagamento.

Queste poche informazioni rappresentano senza dubbio la punta dell’iceberg di quanto il denaro influenzi la Formula Uno; a mio parere, i soldi stanno danneggiando questo sport privandolo della propria essenza: il disinteressato amore verso le corse, la velocità, la meccanica, il rombo dei motori mischiato all’odore di gomma e benzina alla domenica mattina in circuito, l’ansia alla vista dei semafori rossi e i mancati respiri durante i sorpassi. Non basterebbe questo a farne uno sport perfetto?

N.B: qui di seguito vengono riportati i link delle pagine da cui sono stati presi i dati dell’articolo:
http://www.babusinesslife.com/Ideas/Features/Formula-One-the-big-sell-off.html e http://www.babusinesslife.com/Ideas/Features/The-cost-of-hosting-a-Formula-1-Grand-Prix.html, articoli degli autori del libro “The business of F1”, Christian Sylt e Caroline Reid.
http://sacco89.tumblr.com/post/42200000031/pay-drivers-in-f1 per gli sponsor di alcuni piloti.
http://it.wikipedia.org/wiki/Formula_1_e_la_televisione per i dati sulle emittenti televisive in F1.

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  1. gianlu27 scrive:

    Concordo anche se devo dire che comunque alcuni dei piloti citati ci sono arrivati per talento. Grosjean ed Alonso per esempio. Per dovere di cronaca: Santander non è lo sponsor di Alonso:) È solo che essendo una banca spagnola volevano un pilota spagnolo. Per il resto concordo e bell’articolo! Purtroppo però è vero, il mondo della F1 è rovinato dai soldi.. Tempo fa era lo stesso ma molto meno evidente. Ora se ne sente il bisogno. La Formula 1 sta diventando troppo complicata e richiede soldi per essere sviluppata

  2. Tizio scrive:

    Innanzitutto complimenti per l’accuratezza e la precisione dell’articolo. Sì, sempre più le questioni economiche sono preponderanti in Formula 1 e se ne avverte il peso e l’ingerenza. Però è altrettanto vero che quando si era parlato di “budget cap” e di calmieramento dei costi, c’è stata un’opposizione rumorosa e trasversale sull’argomento che dimostra quanto il sistema attuale piaccia agli addetti ai lavori!

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